In occasione dell’uscita a breve del nuovo capitolo della saga del cavaliere con la pala (King of Cards, prevista per il 10 Dicembre) mi sembra l’occasione perfetta per parlare di questa saga, andando a recensire uno per uno i capitoli che la compongono. Questa volta tocca a Plague of Shadows, secondo episodio della saga, che ci vede nei panni dell’alchimista Plague Knight in una storyline alternativa.

Plague of Shadows gameplay 1

È tempo di una trasmutazione

“Per avere in cambio qualcosa, è necessario dare qualcosa del medesimo valore”…non so se i ragazzi di Yacht Club Games avessero in mente questo principio quando hanno cominciato a pensare ad una versione del loro platform basata sull’alchimia, quello che è sicuro che che l’hanno rispettato. Da quello che era partito come il progetto di un DLC gratuito promesso durante la campagna Kickstarter del primo Shovel Knight, dando in cambio il nostro cavaliere blu e un anno di tempo di realizzazione, ne è uscito fuori un gioco praticamente nuovo con un protagonista altrettanto indimenticabile.

In Shovel Knight: Plague of Shadows prenderemo il controllo di Plague Knight, alchimista dell’Ordine degli Spietati e genio folle al servizio dell’Incantatrice…o almeno così è in apparenza. Il nostro “eroe” ha infatti un piano tutto suo: sottrarre l’essenza di tutti gli altri cavalieri per creare la Pozione Finale, in grado di garantirgli immensi poteri, e usarla per raggiungere il suo scopo. Un altro spunto semplice per dare inizio ad una nuva grande avventura.

Comiciamo subito col dire che la gampagna si svolge in parallelo agli eventi che gia conosciamo, gettando tutta una nuova luce su quello che abbiamo visto fin’ora. Questo significa che navigheremo la stessa mappa, visiteremo nuovamente gli stessi livelli e affronteremo (quasi) gli stessi boss…ma credetemi quando vi dico che di tutto si tratta tranne che di un copia e incolla del gioco precedente.

Plague Knight potrebbe essere definito come l’antitesi perfetta di Shovel Knight. Fisicamente più debole, ma dotato di un vastissimo arsenale il nostro alchimista si muove e agisce in modo del tutto diverso dal già ben rodato “paladino della pala” che tutti conosciamo. Tanto per cominciare il suo attacco base non è corpo a corpo, ma lanciando bombe contro il nemico. Il suo salto non arriva alle stesse altezze, ma essendo più leggero può compiere un doppio salto e addirittura caricare una piccola esplosione per spingersi ancora più in alto.

Di fronte ad un cambiamento così radicale del gameplay tutti i livelli sono stati alterati di conseguenza per adattarsi alle capacità del nuovo protagonista…così come è ambaito totalmente l’approccio al mondo di gioco. Se Shovel Knight è un cavaliere amato e rispettato, Plague Knight è un criminale temuto e agisce di conseguenza, con l’unico scopo di perseguire il suo piano grazie anche all’aiuto della sua assistente Mona (già vista nel primo capitolo come NPC per il minigioco delle pozioni) e di tutti i suoi tirapiedi e sottoposti.

Plague of Shadows gameplay 2

Aggiungere due goccie di…tutto

Plague of Shadows riparte proprio da quanto di buono era presente nel primo capitolo ed ampiarlo come più possibile. La longevità nel primo era scarsa? Aggiungiamo, oltre alla nuova campagna, una modalità sfida con molteplici missioni per entrambi i personaggi. Shovel Knight aveva solo la pala come arma primaria? Plague Knight ha un intero arsenale di bombe alchemiche combinabili e personalizzabili. La storia dalla base semplice, ma ben sviluppata era piaciuta? Creiamone una ancora migliore.

Proprio Mona su tutti simboleggia perfettamente questo passaggio. Da comparsa simpatica ma trascurabile è diventata un personaggio centrale per la nuva trama ed è stata approfondita in maniera perfetta. Lo stesso Plague Knight subisce un’evoluzione incredibile, che lo trasforma da un cattivo carismatico in un protagonista a tutto tondo, con sentimenti e motivazioni in grado di far breccia nel cuore del giocatore. Seguono tutto il cast degli antagonisti, ancora più caratterizzati, e una serie di nuovi comprimari tanto folli quanto divertenti.

Per quanto riguarda power up e armi secondarie il titolo offre veramente di che sbizzarirsi. Potremo ottenere gli Arcani, potenti manufatti, da Chester il mercante barattandoli con le Reliquie che troveremo nel corso del”avventura. Raccogliendo inoltre le monete cifrate sparse nei livelli e dandole a Mona, potremo comprare da lei con l’oro micce, involucri e polveri che formano la base del sistema alchemico. Combinando infatti una miccia, una polvere e un involucro andremo a creare un esplosivo personalizzato con proprietà uniche.

Plague of Shadows gameplay 3

Portare la mistura a ebollizione

Qui però è dove il tutto comincia a mostrare il fianco ad alcuni difetti. Il sistema delle bombe alchemiche, per quanto divertente da un lato e perfettamente in linea con nostro beccuto personaggio, risulta spesso macchinoso e con risultati altalenanti a seconda delle combinazioni. Intendiamoci, questo va perfettamente a braccietto col concetto di sperimentazione tanto caro al protagonista, ma dover continuamente mettere in pausa durante una boss fight per cambiare arma e scoprire qual è la più effiace spezza non poco il ritmo dell’esperienza di gioco.

Ritmo che viene ulteriormente rallentato durante alcune sezioni di platforming. Plague Knight tende a “scivolare” un po’ sulle piattaforme a causa dell’inerzia che si porta inevitabilmente dietro dato il suo modo unico di muoversi e, in un mondo dove ogni salto deve essere il più preciso possibile, cìò non aiuta. Questo rende Plague of Shadows più difficile del suo predecessore. Anche qui la cosa può essere vista da più punti: una difficoltà maggiore aumenta anche il grado di sfida e appagamento nel riuscire, ma la frustrazione di non riuscire a superare un punto più e più volte può portare molti ad abbandonare.

Questa cosa è ancora più evidente dopo l’acquisizione di particolari Arcani e scoppi, in grado da soli di renderce certi passaggi molto più semplici. In sostanza si vede che il level design, per quanto modificato ad hoc con ottimi risultati, era stato comunque creato per il buon cavaliere blu e le abilità del nostro beccuto genio della chimica sbilianciano, anche solo leggermente in bene o in male, un gameplay che era praticamente perfetto.

Problemi di platforming

Mantenere la consistenza ottenuta

Plague of Shadows eredita lo stesso motore grafico di Shovel of Hope e di conseguenza la sua garfica ad 8-bit curatissima e accattivante. Il mondo di gioco ritorna alla grande in tutto il suo splendore retrò, con l’unica differenza di una palette di colori leggermente più scura per adattarsi al protagonista. Da sottolineare è la bellezza delle nuove hub e dei nuovi ambienti in generale, perfettamente in linea con quanto già visto e calati alla perfezione nell’universo narrativo e visivo di Shovel Knight. Musicalmente parlando il titolo è tutto quanto avevamo apprezzato del primo capitolo…e anche di più! Jake “virt” Kaufman si conferma davvero un’artista della composizione chiptune e 8-bit, con 14 nuovi brani che vanno a unirsi a quelli che già conosiamo e amiamo.

Conclusioni

Plague of Shadows è oggettivamente quel che si può definire. Partito come DLC  è diventato un gioco a sé, con un nuovo protagonista, nuove meccaniche, una nuova storia e nuove modalità superando sotto diversi aspetti il suo predecessore. Ha superato di gran lunga le aspettative di tutti, ma sfortunatamente il suo nascere DLC è andato a minarne il gameplay, rendendolo meno fluido e a tratti macchinoso, con picchi di difficoltà non proprio calibrati e un sistema di power up dal bilanciamento altalenante. Detto questo il titolo rimane comunque un ottimo platform e un acquisto consigliatissimo visto il fatto che è venduto in bundle insieme agli altri capitoli ad un ottimo prezzo.

Shovel Knight: Treasure Trove

€ 22,99
8.9

Gameplay

8.0/10

Grafica

9.5/10

Musica

9.5/10

Trama

8.5/10

Longevità

9.0/10

Pros

  • Personaggio e gameplay totalmente nuovi
  • Trama semplice ma coinvolgente
  • Grafica e sonoro sempre ottimi
  • Sistema alchemico originale e divertente...

Cons

  • ...ma spesso troppo macchinoso e con combinazioni sbilanciate
  • Il platforming è meno fuildo e intuitivo che nell'originale

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